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LE VACANZE DEL POPOLO DEI LIBERI PROFESSIONISTI

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La bella stagione del popolo dei “Liberi Professionisti” (quelli con la Partita IVA e senza il doppio lavoro), è una strada in salita, piena di ostacoli, senza orizzonte, guidando un’auto sempre in riserva.
Nel periodo dedicato al relax, il popolo dei liberi professionisti si sente come un pesce fuor d’acqua. Mentre gli altri, il popolo della busta paga, parlano di vacanze d’oltre Oceano, di superiori sovrani, che limitano i loro programmi estivi decidendo secondo il loro arbitrio, si lamentano continuamente, gli autonomi, nutrono risentimenti remoti, combattendo il disagio perenne frutto di ben altri arbitri: i progetti bloccati; le telefonate senza risposte; le settimane in stallo; i “ti richiamerò”in arrogante opposizione alla logica paleozoica del posto fisso.
In effetti, il popolo dei liberi professionisti è avanti, così avanti, che in Italia resta totalmente incompreso, ma, soprattutto, nessuno lo considera, ne il Governo con il suo bel decreto sul “Jobs Act”, ne i sindacati. Nessuno.
I dipendenti hanno avuto gli 80 euro, le imprese gli sgravi fiscali; loro, solo tasse e sopratasse: da pagare rigorosamente in anticipo, perché nel nostro bel Paese, secondo secolare e consolidata convinzione, i liberi professionisti, fino a prova contraria, raramente fatturano, quasi sempre evadono. La prova contraria esiste è come, basterebbe dare una sbirciatina alla varie dichiarazioni dei redditi, che si fanno in questo periodo, per rendersi conto (salvo rarissime eccezioni) che a fine mese, il liberi professionisti si trovano sull’orlo del precipizio. Perché i soldi che entrano finiscono subito all’Agenzia delle Entrate o alla Cassa Previdenziale. E i loro soldi in banca non restano più di tre mesi. In tasca, solo qualche giorno.
A volte ci pensano, di evadere , perché uno Stato che pretende e non rende, un po’se lo merita, ma non ce la fanno. Per essere evasori ci vuole estro, bisogna entrare nella parte come un vero è proprio attore. Il grande evasore c’è l’ha nel sangue, è una categoria a parte, uno status, molto odiata, molto tutelata.
Il popolo dei liberi professionisti in estate, quelli della partiva IVA senza il doppio lavoro, vive un dilemma quasi amletico, vacanza si vacanza no. Cosa vado in vacanza io, che sto in ferie forzate da marzo? Cosa vado in vacanza io, che devo pagare l’affitto? E il regalo per la promozione del figlio? E il sostentamento all’ex? Dove li trovo i soldi per un villaggio tutto compreso, un Hotel di medio livello o una casetta in un mare non troppo lontano?
Così alla fine si va a casa di amici, oppure da parenti generosi, vitto e alloggio pagati e un giorno si e un giorno no, cena offerta, perché scrocconi si, ma maleducati no.
A volte però, a discapito dell’avarizia, si parte! Parigi, Barcellona, Londra … con la speranza, al rientro di assorbire i costi sostenuti incentivando nuovi progetti aumentando la mole di lavoro. Perché non si può continuare a vivere di “artifici e stratagemmi” a 40 anni, facendo finta che sia tutto normale, rinunciare a tutto.
E così inizia il festival dei “pagherò”, dei lavori retribuiti a 60-90 giorni, che dopo 120 sono ancora inevasi. E poi a 180. Finché ti viene il dubbio che non ti pagheranno mai, anche se hai sollecitato più volte mediante decine di mail, fax e chiamate varie a questo e a quello, per avere un minimo di certezza che sia tutto apposto.
Il popolo dei liberi professionisti ha molta dimestichezza con la pratica del palleggiarsi, dello scaricarsi del rimandarsi, ci fa i conti quotidianamente. E mastica amaro questa regola insensata di dover assolvere il suo debito allo Stato, prima di essere stato liquidato. Ed ogni giorno, pensa: Paese di m…. , prima o poi andrò via, se trovo i soldi espatrio, ma tanto vale che vada prima in vacanza.

Carmine Negri Cerciello (Riceviamo e pubblichiamo)

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