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La magia della Festa

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La Festa dei Gigli di Brusciano crea da sempre nel paese un’atmosfera quasi incantata, che attanaglia i cuori dei bruscianesi trasportandoli in un turbinio di emozioni straordinarie. Artefici di questa magia sono i tanti momenti che hanno dato alla manifestazione agostana una dimensione metafisica, cristallizzandone nel tempo intenzioni e senso di appartenenza. Questi episodi rivivono nei ricordi dei tanti personaggi che hanno legato la loro vita alla Festa: episodi che gli stessi non si stancano mai di trasmettere alle nuove generazioni, per garantire quella continuità che sta alla base di una tradizione ultracentenaria. È il caso, ad esempio, di Vincenzo De Falco detto ‘a competenza che ricorda con immensa gratitudine gli anni di quandobambino, osservava grandi come Fiore D’Amato e il fratello Salvatore che gli hanno trasmesso la tecnica dell’attaccatura delle varre (barre). Altro episodio quello che ci ricorda Salvatore D’Amato (Taturiello), ormai noto a tutti i bruscianesi, riguardante zi’ Cicett’aTrucchietiella. Questa donna fu protagonista di un episodio che fa sorridere ancora oggi, a distanza di oltre quarant’anni, i bruscianesi. Si narra, infatti, che, durante il sabato delle musiche, mentre preparava il pranzo domenicale, la donna, per concentrarsi sull’ascolto delle melodie, arrotolasse gli involtini a tempo di musica, consumando tutto lo spago da cucina. L’indomani, quando la pietanza fu portata in tavola, il marito di Cicetta prese a srotolare lo spago e, non finendo mai, adirato riprese la moglie sulla preparazione del piatto. Altro ricordo emblematico dello spirito della Festa bruscianese risiede nella mente di zi’ Rocco ‘o Cigliajanca, quando ci narra che, nei lontani anni ’50, lui ed un gruppo di amici organizzarono una paranza. Indecisi sul nome da dare al nuovo gruppo, la folgorazione avvenne osservando un loro amico che, ghiotto di vino, era solito girare con una borraccia piena della bevanda. Da allora e per tutti quella diventò ‘a Paranza ra’ Burraccella. Tali rimembranze servono alla memoria storica di una Festa che, anche nelle sfide tra vari Gigli, conservava sempre quel rispetto tra le persone. È il caso di altri due episodi che ci piace riproporre. Il primo risale al 1977 e, come ci ricordano Gigino ‘o Carosone, ‘Ndunino e Mimmuccio ‘o Ciotolone, riguarda il Giglio re’ Giuvinotti di cui erano rispettivamente cantante e organizzatori della paranza. In quell’anno a Brusciano si svolgeva la prova della resistenza e il Giglio re’ Giuvinotti aveva vissuto una domenica infernale, sia per problemi strutturali dell’obelisco, sia perché la paranza era composta da tutti giovani, ironicamente sbeffeggiati e denominati “’a Paranza re’ segajuoli”. A precedere nella prova di resistenza il Giglio comandato da ‘Ndunino ‘o Ciotolone, vi era la paranza barrese che aveva ballato il Giglio per ben 39 minuti di seguito. Alle gioie dei barresi, sicuri vincitori della prova, rispose l’orgoglio dei bruscianesi: i giovani “segaioli” alzarono il Giglio e fecero ben 45 minuti di resistenza. I barresi non potettero fare altro che accettare la sconfitta, tornando il giorno successivo a Brusciano a festeggiare ed omaggiare gli amici bruscianesi per quanto fatto. Perché la Festa rappresenta per chi la ama davvero un momento di gioia che va oltre qualsiasi aspetto. Il secondo episodio ce lo ricorda ‘Nduninoo’nguaiapadrone, per anni organizzatore del Giglio di Sant’Antonio, e riguarda l’unica vittoria ottenuta contro la Paranza Volontari di Sciurillo. Per enfatizzare quella vittoria, ‘Ndunino brandendo uno scudiscio accompagnò il Giglio rivale fino alla postazione di arrivo a fine Festa, dimostrando così la superiorità giglistica di quella giornata. Il grande Sciurillo accettò la sconfitta sportivamente, rifacendosi alla grande negli anni successivi. Ma gli aneddoti sono legati anche alla sfera delle canzo- ni. Due grandi come zio Bruno, autore di oltre 150 melodie, e Peppe ‘o Carosone, cantante storico della Festa ricordano ad esempio le emozioni trasmesse dallo scrivere armonie dedicate all’amore e alla vita quotidiana, sull’esempio del grande compositore Felice Giannino autore di canzoni che ormai sono il simbolo della Festa bruscianese. Per zio Bruno sentire cantata a Nola la sua canzone “Sì o no” rappresenta un vanto per tutto Brusciano, mentre per Peppe il ricordo più bello è legato al personaggio di Fragnone, un menestrello di tanti anni fa che, girando con il suo pianino per tutti i paesi della provincia napoletana, aveva imparato i detti di ogni luogo e gli ispirò la composizione della famosa canzone “’E cient’ paise”. I ricordi sono tanti, tutti meravigliosi esempi di quella Festa che zi’ Clelia ‘a maccarona amava esorcizzare con la classica spargitura di sale alla prima alzata del Giglio Ortolano e che, nel solco di quella scaramanzia tra sacro e profano, ci auguriamo continui a narrarsi e narrare la nostra storia di popolo festaiolo.  

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